
Nelle città italiane il problema non è più soltanto riscaldare gli edifici d’inverno, ma raffrescarli d’estate. L’isola di calore urbano può rendere un’area densamente costruita più calda di diversi gradi rispetto alla campagna circostante, amplificando consumi elettrici, disagio abitativo e povertà energetica. In questo scenario un elemento spesso trascurato torna al centro del progetto: il tetto.
È il filo conduttore della conferenza finale del progetto europeo LIFE SUPERHERO — “I tetti delle città. Tra crisi climatica e povertà energetica: quali soluzioni?” — ospitata all’Università Roma Tre e organizzata da Confindustria Ceramica, che ha riunito ricerca, istituzioni e filiera delle costruzioni attorno a una domanda concreta: come le coperture possono diventare infrastrutture di adattamento climatico.
La “quinta facciata”: il tetto come infrastruttura climatica
Per anni considerato un semplice “attacco al cielo”, il tetto viene oggi riletto come quinta facciata dell’edificio: una superficie attiva che incide su comfort interno, consumi e microclima urbano. È la porzione di involucro più esposta alla radiazione solare e, di conseguenza, quella che più condiziona la quantità di calore che gli edifici accumulano di giorno e rilasciano di notte. Ripensarne il funzionamento significa intervenire allo stesso tempo sulla bolletta delle famiglie e sulla resilienza estiva delle città.


Cosa sono le coperture ventilate ad alta permeabilità all’aria
Le coperture ventilate sfruttano un’intercapedine d’aria sotto il manto per allontanare il calore. La ricerca europea — avviata con il progetto LIFE HEROTILE e portata verso l’applicazione reale da LIFE SUPERHERO — ha aggiunto un ulteriore livello di prestazione: tegole in laterizio ad alta permeabilità all’aria, che lasciano circolare l’aria non solo nell’intercapedine ma anche tra gli elementi del manto, intensificando l’effetto di raffrescamento passivo.
I dati raccolti su edifici dimostratori di edilizia sociale a Reggio Emilia, monitorati per quattro anni, danno la misura del fenomeno: nelle stesse giornate estive le temperature superficiali del manto ventilato si attestano intorno ai 55-58 °C contro i 73-78 °C delle coperture tradizionali. La riduzione del flusso di calore passante attraverso il tetto arriva fino al 50%, con un crollo dell’uso dei climatizzatori durante le ondate di calore. Le simulazioni su scala mediterranea hanno permesso di definire cinque classi di permeabilità all’aria: le tegole più performanti riducono il flusso di calore entrante tra il 27 e il 32%.
Dal laboratorio allo standard: normativa e riconoscimenti
Un risultato di ricerca non basta se non dialoga con norme e strumenti di progetto. Il progetto ha messo a punto un metodo di prova per misurare la permeabilità all’aria del manto, validato con un round robin test in tre laboratori europei e proposto al CEN come technical report volontario. I tre produttori partner — Industrie Cotto Possagno, Terreal ed Edilians — hanno avviato il percorso verso un European Assessment Document (EAD) per l’intero sistema di copertura.
Parallelamente, le coperture ventilate hanno trovato spazio negli strumenti cogenti e volontari: i CAM Edilizia, che dal 2022 le riconoscono tra le strategie di riduzione dell’effetto isola di calore, e il nuovo Credito Pilota CP108 “Raffrescamento passivo della copertura” di Green Building Council Italia. È stata inoltre condotta un’analisi del ciclo di vita (LCA, secondo la norma EN 15978) su un orizzonte di cento anni, per confrontare la soluzione ventilata con tetti verdi, freddi e metallici anche in termini di impronta di carbonio e durabilità del laterizio.
Il confronto ha restituito un esito favorevole alla copertura ventilata: poiché lungo l’intero ciclo di vita è il consumo energetico per la climatizzazione a incidere di più, la riduzione del fabbisogno estivo abbassa sensibilmente l’impronta ambientale complessiva dell’edificio. Unita alla lunga durabilità del cotto — che limita sostituzioni, manutenzioni e impatti nel tempo — la soluzione si conferma tra le più equilibrate del confronto e in linea con i criteri ambientali minimi (CAM).


Una sfida di sistema, dal progetto al cantiere
Il confronto tra istituzioni, ordini professionali e filiera ha però messo in chiaro che la tecnologia è solo una parte dell’equazione. Il passaggio dall’efficienza energetica alla decarbonizzazione richiede un approccio integrato, in cui involucro, energia, sicurezza e qualità urbana fanno parte dello stesso processo progettuale. Tornano centrali la qualità della posa e la formazione delle maestranze, la prevenzione incendi nell’integrazione con il fotovoltaico, l’aggiornamento dei regolamenti edilizi comunali e la sostenibilità economica degli interventi sul costruito — incluso il patrimonio storico e vincolato — alla luce di Piano Casa e Direttiva Case Green. Perché adattamento climatico e povertà energetica non sono due emergenze separate, ma le due facce della stessa domanda da cui la conferenza era partita: che cosa può fare, oggi, il tetto delle nostre città.
LIFE SUPERHERO (LIFE19 CCA/IT/001194), finanziato dal programma LIFE dell’Unione Europea e coordinato dal Centro Ceramico, si chiude a fine giugno 2026 dopo sei anni di lavoro con Università Politecnica delle Marche, CTMNC, Confindustria Ceramica, Hispalyt e ACER. La conferenza finale, organizzata da Confindustria Ceramica con il patrocinio di Consiglio Nazionale degli Ingegneri, Ordine degli Architetti di Roma, Collegio dei Geometri di Roma e Green Building Council Italia, e con il supporto organizzativo di US-UP e Architecture Insights, ha riconosciuto 3 CFP a architetti, ingegneri e geometri.
Approfondimenti e materiali sono disponibili su www.lifesuperhero.eu.


