L’Orto Botanico di Parma: il dialogo ritrovato tra architettura, natura e città

Il progetto esecutivo, firmato Mazzei Architects, per un restauro che intreccia memoria e futuro

Nel cuore di Parma, l’Orto Botanico dell’Università torna a essere un organismo vivo, capace di raccontare la storia della città e, allo stesso tempo, di anticiparne il futuro.  Fondato nel 1770 e situato in via Farini, questo giardino settecentesco vive oggi una delle fasi più significative della sua lunga esistenza, attraverso un progetto che intreccia conservazione architettonica, rigenerazione funzionale e apertura alla comunità.

Dopo la conclusione del primo cantiere finanziato dal PNRR – dedicato al restauro conservativo di vialetti, fontane, aiuole in pietra e alla realizzazione di una nuova serra espositiva per piante succulente – entra nel vivo la seconda fase del programma di riqualificazione: la ristrutturazione degli immobili storici.

L’intervento, cofinanziato da Università di Parma, Ministero dell’Università e della Ricerca, Fondazione Cariparma e Gruppo Chiesi, con il sostegno di Parma, io ci sto!, coinvolge edifici iconici come le Serre Ferdinandee e la Scuola di Botanica,  ridefinendone ruolo, funzione e accessibilità.

Un approccio conservativo che guarda al futuro

Il progetto esecutivo, sviluppato da Mazzei Architects, Faccio Engineering e SC Engineering a partire dalla progettazione definitiva dell’architetto Guido Canali, si distingue per un approccio metodico e rispettoso: conservare ciò che esiste, interpretando il passato come risorsa e non come vincolo. Non interventi dimostrativi, ma gesti calibrati, tesi a restituire valore e vitalità agli spazi storici, garantendo al contempo flessibilità d’uso e sostenibilità gestionale. 

Le Serre Ferdinandee, capolavoro settecentesco del patrimonio botanico parmense, saranno oggetto di un intervento complesso: restauro parziale della copertura e rifacimento degli impianti, restauro delle vetrate storiche, recupero degli spazi interni destinati non solo alla conservazione vegetale ma anche ad attività didattiche ed espositive. Il Piazzale delle Serre verrà mantenuto nella sua integrità, con la conservazione della vegetazione esistente, delle serrette, del caratteristico balaustrino e dei letti caldi per la Violetta di Parma, fiore simbolo della città.

Un nuovo camminamento sopraelevato con pergolato attraverserà il lato nord delle Serre Ferdinandee, ospitando collezioni vegetali e offrendo ai visitatori una prospettiva inedita sul giardino. La testata ovest, edificio degli anni Sessanta adiacente alle serre, sarà riedificata  in chiave contemporanea per ospitare spazi di accoglienza, caffetteria e bookshop, integrati con pareti verdi progettate dai curatori dell’Orto in collaborazione con l’agronoma paesaggista Annachiara Vendramin. Inoltre è previsto un ridimensionamento del porticato della testata ovest a tutela della vegetazione e in particolar modo del monumentale Ginkgo Biloba, albero tutelato piantato nel lontano 1791.

La Scuola di Botanica diventa museo

La Scuola di Botanica, edificata nel 1859, rappresenta uno degli interventi più delicati dell’intero progetto. Il restauro conservativo e il consolidamento strutturale interesseranno un edificio che, al piano terra, ospiterà un piccolo museo botanico dedicato alle collezioni di erbari, libri, stampe e oggetti botanici appartenenti all’Università di Parma e ad altre istituzioni. Una scelta che si ricollega alla linea culturale già tracciata nel 2024 con la mostra Impronte – Noi e le Piante, affermando il ruolo dell’Orto come piattaforma di divulgazione scientifica e culturale.

Il piano superiore sarà invece destinato all’archivio degli erbari e alle collezioni librarie storiche, la cui consultazione è ora preclusa. Per garantire piena accessibilità senza compromettere la vegetazione esistente, sarà installata una piattaforma elevatrice a scomparsa al posto di una rampa tradizionale, mentre il giardino d’ingresso verrà restaurato mantenendo la storica fontana centrale.

Sostenibilità e riduzione dell’impatto

Una delle modifiche più significative in fase esecutiva riguarda l’allaccio alla rete di teleriscaldamento cittadino, che sostituisce l’impianto geotermico inizialmente previsto. Questa scelta – frutto del dialogo tra committenza, progettisti e Soprintendenza – garantisce una drastica riduzione delle interferenze con l’apparato radicale esistente, tutelando il patrimonio botanico e migliorando l’efficienza energetica complessiva.

La testata est delle Serre Ferdinandee sarà caratterizzata da un sistema di green walls sostenibili, mentre l’ex segheria verrà recuperata con una nuova tettoia in stile tradizionale. Ogni decisione progettuale riflette una sensibilità ecologica profonda: intervenire senza alterare, valorizzare senza invadere, progettare con la natura e non contro di essa.

Un giardino aperto alla città

Il nostro intervento per il restauro dei fabbricati dell’Orto Botanico è stato guidato dall’idea di restituire a questo luogo, molto caro alla città di Parma, la sua identità storica, integrando soluzioni contemporanee che ne garantiscano una fruizione più ampia e sostenibile rispetto al passato“, spiega l’architetto Alice Pivari, Direzione Tecnica di Mazzei Architects

Abbiamo lavorato per creare un dialogo armonico tra architettura, natura e persone, nel rispetto del patrimonio botanico e culturale del luogo; ogni scelta progettuale è stata mirata a raggiungere l’equilibrio tra la conservazione della memoria degli spazi e l’innovazione, tra la delicatezza del restauro e le esigenze di un giardino vivo, aperto e inclusivo, capace di riportare alla luce le qualità originarie del luogo, rendendole allo stesso tempo accessibili alle generazioni future“.

Il progetto si inserisce in una visione più ampia che coinvolge altre istituzioni universitarie, come il Museo di Storiografia Naturalistica, in una strategia condivisa di valorizzazione del patrimonio culturale e scientifico dell’Ateneo. Entrambi gli interventi sono espressione di un’unica filosofia: raccontare la relazione tra persone e natura attraverso un linguaggio integrato che unisce architettura, paesaggio e conoscenza.

Dal giardino scientifico al laboratorio sociale

L’Orto Botanico di Parma diventa così un luogo di incontro e partecipazione, capace di ospitare eventi, laboratori e percorsi educativi per sensibilizzare la cittadinanza sui temi ambientali, culturali e scientifici. 

L’approccio progettuale adotta i principi dell’architettura biofilica, con l’obiettivo di rappresentare una sorta di “ambasciata urbana” degli habitat più rilevanti e sensibili del territorio, in sinergia con l’accordo quadro che l’Ateneo ha siglato con l’Ente Parchi del Ducato. La creazione di un giardino roccioso e di un ampio dry garden, insieme al riallestimento delle zone umide, racconta la biodiversità e le sfide ambientali contemporanee.

Una strategia di valorizzazione territoriale

Con 11.000 metri quadrati di giardino e oltre 3.400 metri quadrati di edifici storici interessati dal restauro,l’intervento rappresenta una delle più importanti operazioni di rigenerazione culturale e ambientale di Parma. L’investimento non è solo infrastrutturale, ma strategico: l’Orto Botanico si candida a diventare uno degli attrattori culturali più rilevanti della città, capace di attrarre pubblico su scala locale e nazionale.

I lavori, iniziati nel luglio 2024, si concluderanno nel luglio 2026, restituendo alla città un complesso completamente rinnovato ma fedele alla propria identità storica. Un modello di gestione del patrimonio che integra conservazione, innovazione e apertura al pubblico, evitando la museificazione sterile in favore di una fruizione dinamica e partecipata.

Forse la vera sfida del restauro contemporaneo non sta nel preservare il passato immutato, ma nel costruire le condizioni perché quel passato continui a generare futuro. L’Orto Botanico di Parma non sarà soltanto un giardino restaurato, ma un luogo che respira, accoglie e insegna: un laboratorio di cultura viva, dove la radice della conoscenza diventa la linfa del domani.

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