Digitalizzare l’edilizia: processi, dati e nuove frontiere del progetto

Xella partner della Masterclass by Architecture Insights ospitata da OneWorks Technical Consultancy a Milano

Il settore delle costruzioni è circondato da strumenti digitali, eppure raccoglie pochissimi dati e ne utilizza una frazione minima. Un paradosso che rivela quanto la vera sfida della digitalizzazione non sia tecnologica ma culturale: non servono più software, servono processi nuovi. È da questa consapevolezza — lucida e condivisa — che ha preso forma la Masterclass “Digitalizzare l’edilizia. Processi, dati e nuove frontiere del progetto”, tenutasi lo scorso 3 marzo presso la sede milanese di OneWorks Technical Consultancy in via Amatore Sciesa.

L’evento, organizzato da UsUp nell’ambito del format Masterclass by Architecture Insights e promosso da Xella, ha messo a confronto ricerca accademica, innovazione di processo e industria dei materiali attraverso le voci di Filippo Ubertini, Professore di Tecnica delle Costruzioni e Direttore del Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale dell’Università di Perugia, e Gianmarco Sola, CEO di EG3. A guidare il dialogo in qualità di host, Massimiliano Caruso di OneWorks Technical Consultancyjoint venture nata nel 2018 dall’incontro tra One Works e professionisti senior nel campo dei servizi tecnici integrati per il real estate, con focus su sostenibilità, tecnologie innovative e trasformazione digitale. Ad aprire i lavori, Pierluigi Sabato, Field Engineer di Xella, che ha introdotto la visione dell’azienda e il suo impegno verso soluzioni costruttive misurabili e sostenibili.

Il “pappagallo stocastico”: intelligenza artificiale con consapevolezza

Filippo Ubertini ha aperto il confronto con una provocazione linguistica destinata a restare impressa: la traduzione corretta di artificial intelligence non è “intelligenza artificiale” ma “intelligence artificiale” — la capacità di estrarre informazioni dai dati, come l’intelligence dei servizi segreti. Citando il premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi, che ha definito l’AI un “pappagallo stocastico”, Ubertini ha ricordato che questi strumenti producono risposte verosimili, plausibili, ma non necessariamente vere — e che senza la competenza di dominio, l’esperienza umana accumulata nel proprio settore, rischiano di generare non-sense convincenti.

Ma Ubertini non è un pessimista: si è definito un fan dell’intelligenza artificiale, convinto che rappresenti un’opportunità straordinaria per i settori ad alto valore aggiunto come le costruzioni. La chiave sta nel distinguere tra lavoro ripetitivo — che l’AI può e deve alleggerire — e lavoro intellettuale e creativo, che va invece stimolato e alimentato. L’umano resta al centro, non come operatore sostituibile, ma come interprete del dato e protagonista della decisione.

Edifici che pensano: monitoraggio strutturale e materiali intelligenti

Il contributo di Ubertini si è poi concentrato sul monitoraggio strutturale, ambito in cui l’AI sta producendo risultati di frontiera. Il caso emblematico è quello del Palazzo dei Consoli a Gubbio, monitorato dal gruppo di ricerca dell’Università di Perugia da oltre dieci anni con un sistema che estrae i parametri modali della struttura ogni mezz’ora, rilevando deviazioni e anomalie rispetto al comportamento di riferimento. Un approccio che — grazie alla combinazione di rilievi fotogrammetrici da drone, LiDAR portatile e modelli BIM — si sta evolvendo verso il concetto di gemello digitale: non si tratta di un semplice repository, ma un sistema capace di dialogare con l’asset fisico e supportare le decisioni di gestione.

La frontiera più avanzata della ricerca riguarda però i materiali intelligenti. Ubertini ha presentato gli smart brick: mattoni capaci di funzionare come sensori di deformazione, temperatura e umidità senza contenere alcun circuito elettronico. Il materiale stesso del laterizio è reso multifunzionale attraverso filler che ne modificano la microstruttura, combinati con ricorsi di malta elettricamente conduttivi in grado di rilevare microfessure. Un progetto finanziato dalla Fondazione Italiana per la Scienza che punta a trasformare la muratura stessa in un sistema di monitoraggio continuo, con implicazioni concrete per la sicurezza sismica e la gestione del patrimonio edilizio esistente. Sul versante delle infrastrutture, il PNRR ha impresso un’accelerazione concreta: Anas ha ricevuto 450 milioni per digitalizzare e monitorare quasi mille ponti in collaborazione con il Consorzio Fabre.

Fascicolo digitale dell’immobile: digitalizzare i processi, non solo gli edifici

Gianmarco Sola ha spostato la prospettiva dalla ricerca alla gestione immobiliare, portando un’esperienza nata nel mondo dei servizi energetici. La tracciabilità delle emissioni di CO₂ è diventata un requisito di bancabilità per investitori e fondi, e il mondo immobiliare non dispone ancora di benchmark affidabili. Sola ha citato un dato eloquente: cercando le emissioni medie per metro quadro degli immobili in Italia, l’unico riferimento disponibile era uno studio ENEA basato su appena 18 edifici — una statistica troppo fragile per fondare decisioni d’investimento.

Ed è proprio da questa lacuna è nato il progetto di EG3: un fascicolo digitale dell’immobile ispirato al digital product passport del regolamento europeo sull’eco-design. Non si tratta di un archivio statico, ma un repository che dialoga con i sistemi esistenti — BIM, facility e property management, gestione energetica — rendendo le informazioni visibili in modo differenziato ai diversi attori del processo. Il valore di questo strumento risiede nell’efficienza: rendere economicamente sostenibili processi gestionali che oggi, condotti in modo “umano-centrico”, risultano onerosi, frammentati e ad alta litigiosità. Il Superbonus è stato la dimostrazione più clamorosa di cosa accade senza strumenti digitali condivisi: con un fascicolo notarizzabile tramite blockchain, asseverazioni e documentazione sarebbero state radicalmente più semplici.

Il futuro, secondo Sola, passa dai servizi AI-assisted: non un’intelligenza artificiale pervasiva che sostituisce l’operatore, ma strumenti digitali che rendono più rapidi e affidabili i processi di gestione, manutenzione e due diligence, aprendo l’accesso a una gestione data-driven anche per patrimoni più diffusi — a partire da quella categoria troppo spesso trascurata che sono gli amministratori di condominio.

Il linguaggio come ponte tra competenze

La dimensione culturale ha attraversato l’intero dibattito come un filo rosso. Massimiliano Caruso ha messo il dito nella piaga con la franchezza di chi vive il progetto dall’interno: prevale ancora una logica del “mordi e fuggi” — costruisco, consegno, il resto non mi riguarda. L’architetto non deve trasformarsi in specialista di AI, ma deve acquisire il linguaggio per dialogare con chi queste competenze le avrà. Ubertini ha portato la riflessione sul piano educativo: a Perugia si stanno aprendo i piani di studio sul modello dei minor nordamericani, perché il futuro non chiede iper-specializzazione ma la capacità di affrontare problemi complessi con consapevolezza ampia. Questo ottimismo è giustificato: l’Italia è il paese di Leonardo, di Nervi, di Piano, e lo spirito critico resta la nostra cifra; ma l’AI va regolamentata a livello di sistema, perché i rischi, dalla bolla algoritmica alla manipolazione dell’informazione, non sono teorici.

Sostenibilità misurabile: il ruolo di Xella nella filiera

Pierluigi Sabato ha portato la prospettiva di Xella, illustrando come il dato sia diventato centrale anche per chi produce sistemi costruttivi. Con la direttiva EPBD4 e i Criteri Ambientali Minimi (CAM), l’attenzione si sposta dalla trasmittanza termica della singola parete al GWP (Global Warming Potential): l’edificio non deve solo consumare poco, deve impattare poco lungo l’intero ciclo di vita, dalla materia prima alla dismissione.

Xella ha risposto con una filosofia orientata al miglioramento continuo: certificazioni EPD come strumento di trasparenza, oggetti BIM che integrano dati prestazionali e informazioni di ciclo di vita, e un dialogo costante con il mondo della progettazione. Il produttore non propone la soluzione economicamente più conveniente per sé, ma quella più giusta per il progetto trasformandosi in partner tecnico che affianca il progettista fin dalle fasi iniziali.

Il futuro dell’edilizia si costruisce insieme

La Masterclass ha fatto emergere un messaggio trasversale: il patrimonio immobiliare italiano è datato ma di enorme valore, e la sua digitalizzazione — intesa come capacità di raccogliere, aggregare e utilizzare dati per decisioni informate — è una delle sfide più urgenti per la competitività della filiera. In sintesi, l’Italia non può basarsi solo sul turismo: servono valore aggiunto, innovazione e la capacità di far dialogare università, centri di ricerca e imprese. Il futuro dell’edilizia si costruisce sulla capacità di trasformare i dati in valore e su quella di integrare tutta la filiera per lavorare in sinergia.

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