
Le ricerche di Savills e JLL restituiscono la fotografia di un mercato degli uffici in profonda trasformazione, dove la domanda e le strategie degli investitori diventano sempre più selettive. La disponibilità di immobili di alta qualità si riduce, mentre aumenta la pressione sugli edifici più datati e meno competitivi. Crescono così gli interventi di riqualificazione e le operazioni di trasformazione verso altri usi.
Un mercato sempre più selettivo
Secondo il report di Savills “Italian Office Spotlight”, nel primo semestre 2026 il settore degli uffici ha registrato circa 1 miliardo di euro di investimenti, posizionandosi come quarta asset class del mercato immobiliare italiano. Un risultato che conferma l’interesse per il comparto, ma anche una crescente selettività da parte degli investitori, in un mercato segnato da una domanda in evoluzione e da una sempre più netta distinzione tra immobili di qualità e patrimonio più datato.
Dopo un 2025 positivo, nella prima parte del 2026 il mercato è stato guidato soprattutto dalla selettività di investitori e aziende. Milano si conferma la principale piazza italiana per gli investimenti, mentre cresce il peso di Roma.
La domanda si concentra sugli immobili meglio posizionati e di maggiore qualità, mentre diminuisce la disponibilità di spazi di grado A e tornano a crescere i canoni nelle location più richieste. A Milano, tuttavia, l’assorbimento ha registrato un rallentamento nel primo semestre, sia in termini di superfici sia di numero di operazioni.
Aumenta inoltre la dimensione media delle transazioni e si rafforza la presenza di investitori privati e owner occupier, cioè società che acquistano gli immobili per utilizzarli direttamente.
Gli investitori internazionali rimangono attivi, anche se con un’incidenza inferiore rispetto al complesso del mercato immobiliare italiano: rappresentano il 59% degli investimenti nel comparto uffici, contro il 73% registrato sul totale del mercato. I rendimenti degli immobili prime tornano a ridursi dopo oltre due anni di stabilità, attestandosi al 4% a Milano e al 4,5% a Roma.
Nonostante il quadro macroeconomico incerto, la pipeline di investimenti rimane consistente, anche se caratterizzata da una maggiore prudenza nella scelta degli immobili.
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