
Che cosa racconta di noi lo spazio che abitiamo, progettiamo e attraversiamo ogni giorno? È la domanda che ha fatto da filo conduttore alle due giornate dell’Architecture Insights Forum 2026, andato in scena il 13 e 14 maggio al Rome Cavalieri di Roma sotto il titolo Spaces of Identity – The Value of Choices for People. Oltre 300 partecipanti, 200 tra studi di progettazione e società del real estate, 28 aziende partner: numeri che dicono quanto il settore senta il bisogno di un luogo dove leggere insieme un presente che cambia più in fretta dei suoi strumenti.
Quattro le traiettorie messe a confronto — Climate, Economy, Sociology, Innovation — pensate non come compartimenti stagni, ma come prospettive che si intrecciano attorno a un’idea allo stesso tempo semplice e impegnativa: progettare oggi significa prendere posizione. Ogni scelta sullo spazio costruito incide sulla qualità della vita, sulle relazioni sociali, sul valore dei territori, con effetti che si estendono ben oltre il singolo edificio.
Lo spazio come relazione
Uno dei messaggi più significativi è arrivato dalla keynote di Carlo Ratti. In un mondo sempre più digitale, gli spazi fisici continuano a svolgere una funzione insostituibile: creare relazioni.
Le città occupano appena il 3% della superficie terrestre, ma concentrano oltre la metà della popolazione mondiale e gran parte dei consumi energetici e delle emissioni. Migliorare anche solo marginalmente il funzionamento delle città significa generare effetti enormi su scala globale.
Ma la città non è soltanto una questione ambientale. È soprattutto il luogo in cui si sviluppano quelle connessioni sociali che alimentano opportunità, innovazione e crescita. Quando gli spazi pubblici vengono attraversati senza essere vissuti, queste relazioni si indeboliscono. È qui che il progetto assume una responsabilità che va oltre la forma: creare luoghi capaci di favorire incontro, permanenza e partecipazione.










Clima: dalla gestione dell’emergenza alla cultura dell’adattamento
Nel percorso Climate è emersa con forza la necessità di superare una visione puramente emergenziale del cambiamento climatico: non più un tema separato, ma da integrare stabilmente nei processi decisionali, negli strumenti urbanistici e nelle politiche territoriali — come già avviene per il rischio sismico o per la manutenzione del patrimonio edilizio.
Grande attenzione al ruolo dei dati e dell’intelligenza artificiale, usati per leggere i territori a scale diverse, prevedere scenari e tradurre rischi e interventi in funzioni di costo da ottimizzare. Accanto alla tecnologia, una seconda esigenza: la formazione, condizione necessaria per governare il cambiamento e non subirlo.
Le esperienze presentate hanno mostrato come le città possano già agire attraverso forestazione urbana, depavimentazioni, infrastrutture verdi, soluzioni nature-based, sistemi di monitoraggio e regolamenti edilizi che assorbono gli obiettivi di adattamento. Un percorso che richiede collaborazione tra istituzioni, imprese, progettisti e cittadini.
Anche la finanza segue questa direzione: i fondi sostenibili hanno raggiunto quasi 3.900 miliardi, concentrati in Europa, e la sostenibilità diventa criterio di valore.
Affordable housing: la grande sfida italiana
La traiettoria Economy ha affrontato uno dei temi più urgenti per il futuro delle città: l’accessibilità dell’abitare. Mentre la popolazione italiana diminuisce, il numero delle famiglie cresce: nuclei sempre più piccoli, esigenze che cambiano e una parte consistente del patrimonio esistente che non risponde più alla domanda contemporanea.
Il problema non si affronta con interventi isolati: serve la capacità di operare su larga scala, attrarre investimenti e sviluppare nuovi modelli, perché il residenziale istituzionale italiano pesa ancora una frazione di quello europeo e la filiera resta frammentata e costosa.
Da qui il passaggio da una cultura della proprietà a una visione della casa come servizio: affitto a lungo termine, build-to-rent, gestione professionale degli immobili e servizi condivisi, formule già consolidate in molti Paesi europei. Perché crescano anche in Italia servono però regole chiare, tempi certi, strumenti fiscali coerenti e una collaborazione più efficace tra pubblico e privato.










Come stanno cambiando le persone
La traiettoria Sociology ha letto la trasformazione dal lato della domanda. I percorsi di vita sono sempre più fluidi: si studia, si lavora e ci si sposta con più frequenza, la famiglia tradizionale non è più il modello dominante e l’abitare deve adattarsi a esigenze diversificate.
La casa mantiene un ruolo centrale, ma assume significati nuovi: diventa un luogo capace di offrire flessibilità, benessere, comfort e qualità dell’esperienza quotidiana, dove luce, silenzio e rapporto con l’esterno contano quanto i metri quadri.
È emersa inoltre la necessità di rispondere a fenomeni sociali sempre più rilevanti — il disagio giovanile, l’invecchiamento della popolazione, l’aumento di chi vive solo — che chiedono un approccio interdisciplinare e una reale capacità di ascolto. L’attenzione si sposta così dalla dimensione fisica degli spazi alla qualità delle relazioni che sanno generare.
Innovazione significa ripensare il processo
Nel percorso Innovation il concetto di innovazione è stato interpretato in senso ampio, ben oltre la sola tecnologia. Tra i fattori competitivi: l’uso del dato lungo tutto il ciclo di vita dell’immobile e la flessibilità degli edifici, capaci di adattarsi nel tempo a nuove funzioni — il principio dell’identità d’uso, progettare cioè per chi abiterà e per come cambieranno le sue esigenze.
Grande attenzione anche alla digitalizzazione della pubblica amministrazione: gestire autorizzazioni e pratiche con processi trasparenti, integrati e misurabili — fino al permitting digitale e al controllo data-driven dei progetti in BIM — è una delle condizioni per attrarre investimenti e accelerare la rigenerazione urbana.
Due, infine, le direzioni più promettenti: la misurazione dell’impatto sociale degli interventi e l’evoluzione delle tecniche off-site e prefabbricate, capaci di ridurre tempi, costi e incertezze, anche riqualificando l’esistente senza svuotare gli edifici.










Il progetto come presa di posizione
Se un filo rosso ha unito tutte le sessioni del Forum, è stato il concetto di valore. Valore ambientale, sociale ed economico non sono più dimensioni separate, ma aspetti di una stessa scelta progettuale. Oggi il tema non è soltanto costruire nuovi edifici, ma intervenire sull’esistente, rigenerare patrimoni inutilizzati, ricucire frammenti di città e generare benefici condivisi — con la relazione tra pubblico e privato come condizione stessa della rigenerazione.
La riflessione conclusiva di Guendalina Salimei ha riportato il dibattito su una scala insieme urbana e culturale: Roma come città antichissima e stratificata, dieci volte Milano, da comprendere e ascoltare prima ancora che da trasformare. Leggerne la storia, l’identità e le relazioni è il primo passo per immaginare un futuro sostenibile — in una rivendicazione del saper fare italiano che non considera l’architettura un prodotto, ma un atto del pensiero.
In fondo, è questo il significato più profondo di Spaces of Identity: ogni spazio è il risultato di una scelta. E ogni scelta racconta il modo in cui una società immagina il proprio futuro.












