
C’è un filo invisibile che lega un’impresa al suo territorio, un edificio al paesaggio che lo accoglie, una comunità alla terra che abita. È qualcosa che sfugge alle mappe, che non si misura in metri quadri o volumetrie, eppure determina l’identità profonda di ogni luogo. I latini lo chiamavano genius loci, lo spirito del luogo: quella forza generativa che nasce dall’incontro tra geografia e storia, tra natura e cultura, tra memoria e visione.
Il 13 novembre 2025, il Teatro Gentile di Fabriano ha ospitato un confronto che parte proprio da qui, da una domanda antica quanto l’architettura stessa: cos’è che rende unico un luogo? “Genius Loci: identità, luoghi e paesaggi del territorio fabrianese” ha riunito istituzioni, accademici, imprenditori e professionisti per esplorare quella relazione profonda tra spazio fisico, memoria collettiva e comunità. Non si tratta solo di paesaggi o architetture, ma di un insieme stratificato di storia, cultura, tradizioni e saperi locali che definiscono l’identità di un territorio. In un’epoca di standardizzazione crescente, dove ogni città rischia di assomigliare a tutte le altre, riconoscere e valorizzare il genius loci significa generare senso di appartenenza e valore condiviso.

Diasen celebra 25 anni restituendo uno sguardo nuovo al territorio
L’evento è stato promosso da Diasen, azienda B-Corp italiana specializzata in sistemi architettonici a base di sughero e materiali naturali, in occasione del suo venticinquesimo anniversario. Per celebrare questo traguardo, l’azienda guidata da Diego Mingarelli, CEO di Diasen e Presidente di Confindustria Marche, ha scelto una strada che intreccia impresa e cultura: donare alla comunità fabrianese un’opera multimediale che restituisce al territorio un punto di osservazione nuovo su se stesso.
Il progetto, curato dall’architetto Francesco Ferla, è un viaggio immersivo nell’Appennino marchigiano: 500 viste virtuali a 360° (di cui 50 fruibili con visore), migliaia di fotografie e oltre 120 video che raccontano un territorio fatto di ritmi lenti, forze antiche e bellezze discrete. “Immergersi nel territorio fabrianese è un’esperienza unica. Chiese barocche, paesaggi di bellezza disarmante, un territorio con forte identità. Una bellezza composta, riservata, che si disvela con calma, travolgendo lo spettatore”, ha spiegato Ferla presentando l’opera.
Un lavoro che documenta la potenza delle città da prospettive inedite, rivela paesaggi che sfuggono normalmente all’attenzione, mostra i campi e le forme del territorio modellati dal lavoro dell’uomo. Come ha sottolineato Mingarelli: “Si vede la potenza delle nostre città da prospettive nuove, si nota una foresta di cipressi che normalmente sfugge alla nostra attenzione, i campi e le forme del paesaggio modellati dal lavoro dell’uomo. Il progetto Genius Loci è nato proprio per questo. Per restituire ai nostri territori un punto di osservazione diverso.”
Cento anni di storia tra territorio e impresa
L’intervento di Diego Mingarelli, intitolato “Il tempo lungo di Diasen: tra memoria e visione”, ha ripercorso un secolo di storia imprenditoriale profondamente radicata nel territorio fabrianese. “Tutto nasce cento anni fa, a Melano, vicino Fabriano, quando il mio bisnonno Lorenzo Pierantoni fondò una piccola produzione di sapone”, ha raccontato il CEO, ricostruendo una genealogia d’impresa che attraversa quattro generazioni: dai saponi del bisnonno ai prodotti per lavanderie industriali dei nonni Dino e Gina, dall’Italsolventi del padre Floriano fino alla fondazione di Diasen nel 2000.
“Diasen è, in fondo, una storia di genius loci: un’impresa nata da un territorio che non ci ha soltanto ospitato, ma ci ha formati, ispirati e contaminati”, ha sottolineato Mingarelli, evidenziando come oggi Diasen lavori in tutto il mondo portando le sue soluzioni a base di sughero, calce, argilla e pietra pomice in progetti di architettura che mettono al centro benessere e sostenibilità, dalla metropolitana di Parigi al Trinity College di Dublino, dal Palazzo Reale di Evora alla metro di Mumbai.
“Guardare queste immagini insieme significa riconoscere quanto i luoghi ci formano e ci ispirano. Per me è anche un modo per dire grazie per cento anni di storia familiare che hanno portato a Diasen”, ha dichiaratto Mingarelli dopo l’evento, sottolineando come il progetto multimediale sia “un evento nato per il territorio e restituito al territorio”.

Il dibattito: identità, competitività e coesione
L’evento, moderato dal giornalista RAI Giampiero Marrazzo, si è articolato in diverse sessioni che hanno esplorato il genius loci da molteplici prospettive. Il dialogo su “Genius Loci e l’anima dei luoghi: identità, tecnologie e attrattività” ha coinvolto in tavola rotonda gli architetti Francesco Ferla e Giuliana Salmaso, insieme a Gian Pietro Simonetti, responsabile marketing di Diasen, che ha offerto una riflessione sul legame profondo tra impresa e territorio: “Celebrare il Genius Loci significa riconoscere il valore della localizzazione, il ruolo dell’ispirazione che deriva dai paesaggi e dai luoghi e la lungimiranza di una visione: siamo ciò che siamo perché inseriti in uno specifico spazio: fisico, culturale, simbolico e antropico. Essere altrove significherebbe essere qualcos’altro. L’anima dell’impresa soffia sempre dalla terra natia.”
La sessione ha esplorato come le tecnologie digitali possano documentare e valorizzare l’identità territoriale senza banalizzarla, restituendo invece uno sguardo capace di generare nuova consapevolezza. Un tema cruciale: la tecnologia non come strumento di omologazione, ma come alleata nella costruzione di narrazioni identitarie.
Sul tema “Identità che generano valore: il ruolo del Genius Loci nella competitività dei sistemi locali” si sono confrontati Graziano Leoni, rettore dell’Università di Camerino, ed Enrico Quagliarini, rettore dell’Università Politecnica delle Marche, insieme a Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola. Il dibattito ha messo a fuoco come l’identità territoriale non sia nostalgia ma un asset strategico nell’economia contemporanea, capace di attrarre talenti, investimenti e progetti di qualità quando viene riconosciuta e valorizzata.
La sessione sul “Governo dei luoghi autentici” ha dato voce alle istituzioni locali con i sindaci Daniela Ghergo (Fabriano), Maurizio Greci (Sassoferrato) e Marco Filipponi (Genga), mentre a chiudere i lavori è stato l’intervento di Guido Castelli, Commissario Straordinario per la Ricostruzione post Sisma 2016, che ha evidenziato il valore della coesione territoriale come leva fondamentale per la rinascita e lo sviluppo delle comunità locali.


Trasmettere la consapevolezza del territorio alle nuove generazioni
La mattinata del 13 novembre ha visto protagonisti oltre 450 studenti delle scuole superiori di Fabriano, coinvolti nella presentazione dell’opera multimediale. Una scelta programmatica condivisa tra Diasen, il Comune e i dirigenti scolastici: la consapevolezza del territorio, l’amore per i luoghi e la custodia del genius loci possono diventare più forti e radicati se trovano la sponda e l’entusiasmo delle nuove generazioni, che possono imparare a guardare il proprio territorio con occhi nuovi. Perché – come ha ricordato Mingarelli – i luoghi formano, educano, accolgono. E ogni volta ricordano chi siamo.


Il futuro si costruisce dalla terra natia
L’iniziativa di Diasen solleva questioni che vanno oltre Fabriano e il suo territorio. In un momento storico dove l’economia globale sembra premiare delocalizzazione e smaterializzazione, dove le città rincorrono modelli internazionali spesso estranei alla loro identità, l’evento rilancia una prospettiva diversa: quella di imprese che trovano nella localizzazione non un vincolo ma una risorsa, di territori che trasformano la propria specificità in vantaggio competitivo, di comunità che riconoscono nel proprio genius loci una forza generativa.
Forse è questo il messaggio più profondo che l’evento lascia ad architetti, progettisti, sviluppatori e policy maker: si può crescere rimanendo fedeli ai luoghi, si può innovare senza cancellare identità, si può costruire futuro partendo dalla memoria. L’anima dell’impresa, come quella dell’architettura, soffia sempre dalla terra natia. E in un’epoca che sembra aver smarrito il senso del radicamento, riscoprire questa verità antica potrebbe essere la via per progettare città, spazi e comunità più autentiche, più resistenti, più coese.





