Workplace 4.0: la persona al centro dello spazio di lavoro tra comfort, flessibilità e intelligenza artificiale

Bacchi partner della Masterclass by Architecture Insights ospitata da Politecnica a Modena

Lo spazio di lavoro non è più quello di cinque anni fa. Non è più quello di due anni fa. Dopo il Covid, dopo il lavoro ibrido, dopo l’esplosione dell’intelligenza artificiale generativa, la domanda che attraversa l’intero settore non è più come costruire un ufficio, ma perché una persona dovrebbe volerci andare. È da questa domanda che è nata la Masterclass “Workplace 4.0”, tenutasi presso la sede di Politecnica a Modena.

L’evento, organizzato da UsUp nell’ambito del formatMasterclass by Architecture Insights e promosso da Bacchi, ha messo in dialogo la visione dell’impresa immobiliare, l’innovazione tecnologica e la pratica progettuale attraverso le voci di Luca Manelli, Real Estate Manager di Credem, Giovanni Piva, co-founder di Datapizza, Paola Gabrielli di Politecnica e Claudio Bacchi, titolare del Gruppo Bacchi, con la presentazione tecnica di Andrea Riva, responsabile tecnico dell’azienda.

Dal workplace magnetico alla serendipità progettata

Luca Manelli ha portato l’esperienza di chi gestisce 700 punti operativi in tutta Italia per una banca con oltre 7.000 dipendenti. La parola chiave del suo intervento: magnetismo. L’ufficio non deve trattenere le persone: deve attirarle. Il modello del capo che controlla la presenza è tramontato: oggi si lavora per obiettivi, e lo spazio fisico deve giustificare il proprio costo diventando un abilitatore di interazioni positive — quelle casuali, impreviste, generative che Manelli ha definito con il termine “serendipità“. Nel 2019 Credem allestiva 140 postazioni in 1.400 metri quadri. Oggi progetta ambienti modulari, riconfigurabili, dove una sala riunioni può trasformarsi in uno spazio evento e la macchinetta del caffè diventa il vero luogo della creatività.

Il suo punto di vista è netto: se non si entra in questo mood, esisteranno grandi stanze vuote, per quanto belle. Il workplace funziona quando le persone ci vengono perché vogliono, non perché devono.

L’intelligenza artificiale cambia il paradigma

Giovanni Piva ha spostato il confronto su un terreno che pochi nel settore delle costruzioni affrontano con questa chiarezza: l’AI generativa sta cambiando non solo come lavoriamo, ma il senso stesso dell’andare in ufficio. Se un assistente digitale può analizzare, scrivere, coordinare e persino sostituire le interazioni con i colleghi, il rischio è un isolamento progressivo — ognuno davanti al proprio schermo, con il proprio assistente, senza più bisogno dell’altro.

La filosofia di Datapizza — dual intelligence, collaborazione tra umano e macchina dove nessuno dei due funziona bene da solo — rovescia il paradigma dell’automazione fine a sé stessa. L’AI non deve sostituire le persone, deve amplificarne le competenze: occuparsi di ciò che fa meglio (analisi, velocità, disponibilità continua) lasciando agli umani ciò che fanno meglio loro: il giudizio, il contesto, la relazione. La collaborazione con Politecnica su un tool verticale per la gestione delle gare d’appalto è l’esempio concreto: l’AI analizza i bandi ed estrae i requisiti, il professionista decide e valida.

Una provocazione ha attraversato tutto l’intervento: così come uno spazio progettato solo per l’efficienza non attrae nessuno, un tool AI progettato solo per efficientare non genera valore. Entrambi devono essere umano-centrici, ovvero progettati per le persone, non per i metri quadri o per i numeri del manager.

Progettare identità, non contenitori

Paola Gabrielli ha portato la prospettiva di Politecnica — tra le maggiori società italiane di progettazione integrata, con oltre 50 anni di storia e 300 professionisti — raccontando come la trasformazione del workplace si traduca nella pratica quotidiana dello studio. Il driver più potente, emerso dall’esperienza su progetti come Domus Italdesign e gli uffici Copreno a Castel Guelfo, è il valore identitario: oggi i clienti non chiedono semplicemente uffici belli, chiedono spazi che esprimano chi sono — la loro cultura, i loro valori, il modo in cui vogliono che le persone si incontrino e lavorino.

Lo spazio sociale dell’edificio — le aree di relax, networking, confronto informale — è diventato uno dei fulcri progettuali più richiesti. Vent’anni fa non esisteva; oggi è il cuore del progetto, soprattutto nelle manifatture dove lo smart working non è un’opzione e l’attrattività dell’ambiente diventa l’unico strumento per trattenere talenti e stimolare innovazione. Il ciclo di vita di un edificio è di cinquant’anni, ha osservato Gabrielli, ma se dopo cinque anni lo spazio è già superato, la riflessione sul rapporto tra permanenza e flessibilità diventa una delle sfide più urgenti per chi progetta.

Materiali che abilitano la flessibilità

Claudio Bacchi ha aperto il confronto con una premessa che ha attraversato l’intero evento: il benessere non riguarda solo chi abita l’ufficio, ma anche chi costruisce l’edificio. Il Gruppo Bacchi — 200 persone, 80 milioni di fatturato, quattro sedi produttive — sta investendo 15 milioni di euro in un rinnovamento tecnologico orientato a semplificare il lavoro in cantiere, ridurre la fatica fisica, rendere l’edilizia attrattiva per le nuove generazioni

Il sistema di prefabbricazione robotizzata che abbina struttura in legno e blocchi in calcestruzzo aerato autoclavato consente di costruire pareti intere in fabbrica e assemblarle in cantiere in poche ore con precisione millimetrica e rischi ridotti al minimo.

Andrea Riva ha tradotto questa visione in dettagli tecnici e progetti concreti: dalla riqualificazione delle Vele di Scampia — 433 nuovi alloggi con monopareti da 37,5 cm che soddisfano requisiti termici e acustici senza cappotto aggiuntivo — al liceo Agnoletti di Sesto Fiorentino, dove il sistema murario in gasbeton ha garantito i 48 decibel di abbattimento acustico richiesti dalla normativa scolastica. Il filo rosso: un materiale minerale, traspirante, resistente al fuoco (EI 240 con soli 10 cm di spessore), lavorabile come il legno e capace di autoregolare l’umidità interna: caratteristiche che si traducono direttamente in comfort per chi abita lo spazio e in flessibilità per chi lo trasforma nel tempo.

Lo spazio come investimento, non come costo

La Masterclass ha fatto emergere una convergenza inattesa tra mondo dell’impresa, tecnologia e progettazione: lo spazio di lavoro è un investimento che si giustifica solo se genera valore umano — interazioni, creatività, appartenenza, benessere. L’intelligenza artificiale amplifica le competenze ma non sostituisce la relazione; i materiali abilitano la flessibilità ma non generano identità; la progettazione dà forma allo spazio ma deve partire dalle persone, non dai metri quadri. Il workplace del futuro non sarà il più bello né il più tecnologico, sarà quello in cui le persone scelgono di andare.

Guarda il video recap della Masterclass!

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