
Uno studio internazionale per misurare le competenze digitali degli studi di progettazione
La ricerca “Digital technologies in the AEC sector: a comparative study of digital competence among industry practitioners” (2025) è stata condotta da un team accademico internazionale che include studiosi dell’Università di Auckland (Nuova Zelanda), della National University of Singapore, della University of New South Wales (Australia) e della Victoria University of Wellington. Il lavoro è stato pubblicato sull’International Journal of Construction Management e rappresenta uno studio comparativo di rilievo sulle competenze digitali nell’AEC.
L’obiettivo della ricerca è valutare il livello di conoscenza e utilizzo di 14 tecnologie digitali emergenti da parte di 428 professionisti del settore, analizzando le differenze legate al tipo di impresa (start-up, PMI, grandi aziende), agli anni di attività e alla dimensione organizzativa, per comprendere quanto l’industria sia pronta ad affrontare la trasformazione digitale e dove siano necessarie azioni di upskilling mirato.
Le tecnologie più diffuse: cloud, GPS e BIM
Tra le 14 tecnologie analizzate, tre si distinguono per conoscenza e utilizzo:
- Cloud Technology (CT) (archiviazione e condivisione dei dati online in tempo reale): punteggio medio 5,77
- Global Positioning Systems (GPS) (localizzazione e tracciamento di mezzi e attività di cantiere): 5,14
- Building Information Modeling (BIM) (modellazione informativa 3D che integra dati di progetto, costi e gestione): 4,81
La blockchain (registro digitale distribuito per sicurezza e tracciabilità dei dati) resta marginale, con un punteggio di appena 2,52, indicando che la sua adozione è ancora lontana da una diffusione di massa.
Differenze tra imprese e professioni
Le differenze emerse dal report riguardano sia le imprese sia le professioni. Le start-up e le PMI mostrano ritardi significativi nell’adozione di strumenti come BIM, IoT e UAV, mentre le grandi imprese e le aziende con oltre vent’anni di attività dimostrano livelli più elevati di competenze digitali, grazie a strutture organizzative più mature e maggiori risorse a disposizione.
Anche sul piano professionale le disparità sono evidenti: ingegneri e consulenti risultano più preparati nell’utilizzo di tecnologie avanzate come robotica, intelligenza artificiale e big data, mentre i costruttori restano indietro, con competenze più limitate su sensing, stampa 3D, AI e big data.
L’Italia: tra ritardi e opportunità
Il report segnala come l’Italia, al pari di altri Paesi europei, mostri una adozione ancora bassa del BIM. Secondo una ricerca citata nel report (Papadonikolaki, 2018) nel nostro Paese la diffusione del BIM è ostacolata da reti di progetto poco strutturate e da una carenza di linee guida condivise.
Questa criticità, tuttavia, apre spazi interessanti per investitori e operatori del real estate:
- Formazione e consulenza: il gap digitale delle PMI italiane può generare una forte domanda di servizi di training e supporto tecnico
- Tecnologie consolidate (BIM e cloud): rappresentano già oggi un terreno fertile per investimenti, con potenziali ritorni legati a efficienza progettuale, riduzione dei costi e gestione integrata
- Tecnologie emergenti (AI, blockchain, digital twin): la loro scarsa diffusione offre margini di ingresso anticipato per chi saprà puntare su soluzioni innovative con applicazioni concrete nel settore edilizio
So, what’s next?
Il report dimostra che la digitalizzazione dell’AEC è in corso, ma a velocità diverse: un’evoluzione positiva riguarda l’adozione di BIM e cloud, con crescita costante, favorita anche da obblighi normativi in Paesi come Regno Unito e Singapore, mentre tecnologie come AI e blockchain rimangono ancora in una fase sperimentale.
Per l’Italia, i dati confermano un ritardo strutturale, ma anche una opportunità strategica di investimento: colmare il divario digitale può significare non solo modernizzare il settore, ma anche attrarre capitali verso un comparto immobiliare ed edilizio che ha urgente bisogno di innovazione.


