La Cisterna Basilica di Istanbul: Insula e l’arte di valorizzare per sottrazione

Insula restituisce a Istanbul la Cisterna Basilica con un intervento minimale: passerelle leggere, luce e un modello di gestione economicamente sostenibile

La Cisterna Basilica di Istanbul è una delle più grandi architetture ipogee dell’antichità. Realizzata in epoca romana e ampliata nel VI secolo sotto l’imperatore Giustiniano, nacque per una funzione puramente utilitaria: la riserva idrica del palazzo imperiale. Nel tempo è diventata uno dei luoghi simbolo della città storica. Quando la Municipalità di Istanbul avvia il progetto di riqualificazione, però, il sito versa in condizioni critiche: chiuso parzialmente per restauri, con percorsi e impianti obsoleti, incapace di sostenere i flussi turistici contemporanei e gravato da costi di gestione insostenibili. La richiesta non è quella di un restauro spettacolare, ma di un intervento capace di riattivare il monumento, migliorandone l’esperienza di visita, la sicurezza e la sostenibilità economica nel lungo periodo.

Due dispositivi, nessuna sovrascrittura

Il progetto, sviluppato da Insula architettura e ingegneria insieme ad Atelye 70 e Studioillumina, si concentra su due soli elementi: un nuovo percorso di visita e un sistema di illuminazione integrato. Un’architettura deliberatamente minimale, pensata per sottrazione, che evita qualsiasi sovrascrittura formale e lavora esclusivamente sulla percezione dello spazio esistente.

Per Insula, progettare significa spesso togliere invece che aggiungere, riusare invece che costruire nuovo. È una posizione che può apparire controintuitiva in un sistema orientato alla crescita quantitativa, ma che diventa inevitabile quando l’obiettivo è valorizzare un patrimonio già saturo di significato. Una posizione critica e distintiva rispetto a una parte consistente della produzione edilizia contemporanea, che continua a rispondere a modelli ormai disallineati rispetto ai bisogni reali. In questo scenario, il patrimonio esistente — vasto, sottoutilizzato, spesso considerato un problema — rappresenta per lo studio il vero campo d’azione del progetto contemporaneo.

La scelta non nasce da un’ideologia del minimo, ma da un metodo consolidato in oltre vent’anni di attività. Insula assume come dato di partenza la necessità di un confronto reale tra discipline, competenze e sensibilità differenti: architettura e ingegneria non sono ambiti separati, ma parti di un unico processo progettuale che trova nella contaminazione e nel dialogo il proprio equilibrio. Ogni intervento, indipendentemente dalla scala, è affrontato come occasione di ricerca, in cui l’ipotesi progettuale emerge dal confronto aperto e non gerarchico tra i membri del gruppo di lavoro.

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