
La formula romagnola per edifici a zero consumo e zero emissioni: tra principi bioclimatici dell’architettura rurale, ricerca formale e nuove tecnologie della building science
La casa del nonno guardava a sud, dove c’era un grande portico. In inverno, col sole basso sull’orizzonte, i raggi entravano dalle finestre riscaldando gli ambienti. In estate, gli scuri si socchiudevano e il portico generava ombra per tutta la durata del giorno. I muri in mattoni erano spessi, capaci di assorbire il calore del camino e rilasciarlo nelle ore notturne. A nord, dove il sole non batte, le aperture erano ridotte al minimo. Niente impianti, niente tecnologia. Solo un’architettura che dialogava con il clima.
Da questa memoria, Stefano Piraccini e Margherita Potente hanno costruito un metodo. Il loro studio, con sede a Cesena, progetta edifici a zero consumo di energia, zero emissioni in atmosfera, elevato comfort indoor. Una formula che suona come uno slogan, ma che per loro è innanzitutto un dato scientifico misurabile. Non un tema separato dalla forma, però: ogni scelta tecnica è anche scelta architettonica, e la sostenibilità non è mai disgiunta dalla costruzione di un linguaggio contemporaneo, riconoscibile e coerente.
La frattura del Novecento e la risposta contemporanea
C’è stato un momento, nel secolo scorso, in cui tutto è cambiato. L’arrivo del gas, l’impianto di riscaldamento alla portata di tutti: bastava girare una manopola e il calore arrivava ovunque. Non serviva più orientare la casa in un certo modo, pensare al sole, usare muri spessi. Ci pensava la tecnologia. Ma quella comodità aveva un prezzo. Le case costruite con quella logica hanno contribuito prima alla crisi energetica degli anni Settanta, poi alla ben più grave crisi climatica che oggi ci interroga.
“La casa che prima era un organismo dipendente dalla natura è diventata semplicemente una macchina. Una macchina che inquina”, osserva Piraccini. La domanda che guida il lavoro dello studio è allora: e se tornassimo a ragionare come i nostri nonni, utilizzando però le tecnologie innovative di oggi?


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