
Il progetto vincitore del concorso internazionale interpreta l’identità torinese attraverso stazioni ispirate ai portici, nuove connessioni urbane e spazi pubblici capaci di dialogare con città, paesaggio e cultura.
Una metropolitana non è soltanto un sistema di trasporto. È una forma di città sotterranea e, allo stesso tempo, un dispositivo capace di trasformare il modo in cui le persone si muovono, attraversano i quartieri e riconoscono i luoghi.
La nuova Linea 2 della metropolitana di Torino nasce dentro questa prospettiva. Il progetto vincitore del concorso internazionale per architettura, design e identità visiva, guidato da UNS con Settanta7, Mijksenaar, Frigorosso, 3BA e WSP, guarda all’infrastruttura come a un sistema urbano complesso: non una semplice sequenza di stazioni, ma una rete di spazi pubblici in dialogo con la storia, il paesaggio e le trasformazioni future della città.
Per Settanta7, studio fondato a Torino nel 2009 da Daniele Rangone ed Elena Rionda e oggi attivo tra Milano, Torino, Tirana, Lione e Lisbona, il progetto assume anche un valore simbolico. Significa tornare nella città in cui il percorso dello studio ha avuto origine, contribuendo a un’opera destinata a incidere sulla vita quotidiana e sull’immaginario urbano torinese.
Torino come matrice progettuale
Il concept della nuova Linea 2 parte da una lettura attenta dell’identità di Torino: una città misurata e rigorosa nei suoi prospetti, ma capace di rivelare, oltre la soglia, interni ricchi, stratificati, spesso inattesi. È questa tensione tra sobrietà esterna e scoperta interna a diventare materia progettuale.
La metropolitana interpreta così un carattere profondamente torinese. Le stazioni non cercano un linguaggio spettacolare, ma costruiscono continuità con il contesto attraverso un sistema riconoscibile, capace di tenere insieme infrastruttura, orientamento e identità.
Il riferimento ai portici torinesi diventa l’elemento generatore del progetto. Le pensiline si sviluppano a partire da cornici strutturali che evocano l’arco e il portale, reinterpretando in chiave contemporanea uno degli archetipi più forti della città. Non una citazione decorativa, ma un principio spaziale: il portico come luogo di passaggio, protezione, relazione e continuità urbana.


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