Stefano Boeri Architetti e la Green Obsession: dalla forestazione verticale alla transizione ecologica delle città

Il prototipo milanese ha generato un modello replicabile in tutto il mondo. Con il Trudo Vertical Forest di Eindhoven, la natura vivente entra anche nell’edilizia sociale

Come specie, occupiamo con le nostre città appena il 3% della superficie terrestre. Eppure, in meno di tre milioni di anni, abbiamo già consumato il 70% delle risorse disponibili, producendo quasi l’80% dell’anidride carbonica presente in atmosfera. Per quanto si possa prevenire o ridurre l’impatto futuro, l’unica tecnologia capace di assorbire la CO₂ già emessa non è artificiale: è la fotosintesi clorofilliana. La eseguono le piante, le foreste, gli organismi viventi. Nessuna macchina può replicare ciò che la natura fa già autonomamente.

Da questa consapevolezza nasce l’intera traiettoria progettuale di Stefano Boeri Architetti. Con sedi a Milano, Shanghai e Tirana, lo studio si dedica da oltre trent’anni alla ricerca in architettura e urbanistica con un principio guida: integrare la natura vivente nell’ambiente costruito, trasformandola da elemento decorativo a infrastruttura ambientale dell’edificio.

Il Bosco Verticale: un prototipo che ha fatto scuola

Il Bosco Verticale di Milano, completato nel 2014, è il progetto che ha dato forma concreta a questa visione. Alberi e arbusti distribuiti sulle facciate e sui balconi secondo criteri climatici, di esposizione e di crescita nel tempo, diventano parte integrante del sistema architettonico, contribuendo alla definizione dell’immagine dell’edificio e delle sue prestazioni ambientali.

I benefici sono misurabili: assorbimento di CO₂ e polveri sottili, mitigazione delle temperature urbane attraverso ombreggiamento ed evapotraspirazione, miglioramento del microclima, riduzione dei consumi energetici per il raffrescamento estivo. Il progetto funziona come un ecosistema verticale, combinando architettura, ingegneria strutturale e competenze botaniche in un approccio autenticamente integrato.

Fin dalla sua realizzazione, il Bosco Verticale è stato concepito come prototipo replicabile, adattabile a contesti climatici e urbani differenti. L’esperienza milanese ha costituito la base per una serie di interventi successivi — da Bosconavigli a Milano a Palazzo Verde ad Anversa, da Huanggang Vertical Forest e Nanjing Vertical Forest in Cina a Tirana Vertical Forest in Albania, da Ca’ delle Alzaie a Treviso a Wonderwoods a Utrecht — nei quali il modello è stato progressivamente ottimizzato e declinato a scale diverse.

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