
Un nuovo modello di ospitalità ibrida che restituisce spazio, relazioni e futuro al quartiere San Lorenzo
Nel cuore di San Lorenzo, uno dei quartieri più autentici e stratificati di Roma, un frammento di archeologia industriale torna a vivere assumendo una nuova identità. All’interno dell’ex Dogana prende forma The Social Hub Roma, un progetto che supera i confini tradizionali dell’hotel per diventare un vero ecosistema urbano, aperto e inclusivo, capace di intrecciare accoglienza, lavoro, cultura e socialità in un’unica esperienza.
Con i suoi circa 24.000 metri quadrati, The Social Hub si configura come una città nella città: uno spazio poroso, attraversabile, dove residenti, studenti, professionisti, viaggiatori e comunità locali possono incontrarsi, condividere e abitare il tempo contemporaneo. Non un luogo chiuso o autoreferenziale, ma un’infrastruttura sociale che restituisce valore al quartiere, riattivando un’area dismessa e trasformandola in un catalizzatore di relazioni.


Rigenerazione urbana come atto culturale: dall’ex Dogana a polo multifunzionale
Il progetto interpreta la rigenerazione urbana come atto culturale prima ancora che edilizio. L’ex complesso industriale viene ripensato come un organismo ibrido, in cui convivono hotel, co-living, coworking, spazi per eventi, sport, ristorazione e aree verdi.
“Come RIZOMA ARCHITETTURE ci impegniamo a perseguire la nostra missione: reinterpretare la contemporaneità e le nuove esigenze della società con spazi attuali, flessibili, pensati per essere vissuti”, spiegano l’Arch. Letizia Perrone – Project Manager e Partner Rizoma Architetture. “Ambienti che favoriscono la comunità e che si trasformano nel tempo, seguendo ritmi, occasioni e persone. È da qui che nasce la nostra visione di ospitalità ibrida: funzioni che si contaminano, luoghi che cambiano insieme a chi li vive. Questo è quello che definiamo Design for people.”
Un grande parco pubblico progettato in collaborazione con il paesaggista Antonio Perazzi, ambienti condivisi e una piscina panoramica mozzafiato sul rooftop completano un programma che dissolve il confine tra spazio pubblico e privato.
All’interno del complesso trova sede anche la nuova Accademia Italiana, rafforzando la vocazione formativa e culturale del progetto e contribuendo alla creazione di un ecosistema che unisce formazione, lavoro e vita quotidiana in uno scenario profondamente connesso all’identità culturale della città.

Il concept “Blended Harmony“: quando l’interior design racconta Roma
Il racconto spaziale delle aree comuni è affidato al progetto di interior design firmato Rizoma Architetture, che traduce lo spirito internazionale di The Social Hub in un linguaggio profondamente radicato nel contesto romano. Il concept di “Blended Harmony” nasce dalla stratificazione della città stessa: passato e presente, interno ed esterno, materia grezza e dettagli raffinati si fondono in un equilibrio calibrato.
“In The Social Hub Roma questa visione si intreccia con l’identità profonda della città”, racconta lo studio. “Lo stile mediterraneo, elegante e accogliente ci ha guidati nelle scelte cromatiche e materiche degli interni, dando vita al concept di Blended Harmony: un dialogo continuo tra architettura e anima della città, con la sua stratificazione culturale e stilistica.”
Cromie calde e terrose, intonaci volutamente grezzi e materici, ceramiche artigianali e superfici tattili costruiscono un’atmosfera mediterranea sofisticata e confortevole, capace di evocare la romanità senza ricorrere a citazioni letterali o cliché. L’estetica curata dà forma ed espressione al caleidoscopio multietnico che caratterizza l’identità dell’Eterna, celebrando la complessità di Roma attraverso il linguaggio del design contemporaneo.


Spazi fluidi e senza barriere: l’architettura dell’accoglienza al piano terra
Gli spazi del piano terra sono pensati come un grande ambiente fluido, privo di barriere rigide, dove lobby, food & beverage, aree eventi e spazi comunitari si susseguono in continuità. Portali e archi scandiscono il passaggio tra le diverse funzioni, mantenendo una forte riconoscibilità spaziale, mentre le ampie vetrate e la presenza costante del verde annullano il confine tra indoor e outdoor.
Una palette di colori caldi e l’uso di materiali ricorrenti evitano contrasti eccessivi, favorendo una narrazione coerente. La luce, naturale e artificiale, diventa strumento progettuale fondamentale: un elemento sensoriale capace di modellare l’atmosfera, creare profondità e accompagnare le diverse temporalità della giornata. Il lighting decorativo evoca intimità e armonia, avvolgendo gli ambienti in un’esperienza visiva ed emotiva che amplifica la percezione dello spazio.


Dalla scalinata monumentale al rooftop: un’esperienza verticale attraverso la città
Il progetto si sviluppa verticalmente come un’esperienza progressiva e immersiva. Ai livelli inferiori trovano spazio ambienti dedicati al lavoro, al benessere e agli eventi; ai piani superiori il coworking accoglie una comunità internazionale di creativi e professionisti, con spazi flessibili e terrazze affacciate sul parco. Il percorso culmina nel rooftop, un luogo sospeso sopra la città, dove piscina, lounge e viste panoramiche trasformano il tempo libero in un’esperienza condivisa, collettiva, profondamente urbana.

The Social Hub Roma: un dispositivo urbano per nuove comunità
The Social Hub Roma non è solo un edificio, ma un dispositivo urbano che intercetta i cambiamenti del nostro modo di vivere, lavorare e viaggiare. È l’iper-luogo delle connessioni, il “place to be” per cittadini e turisti, dove costruire comunità di viaggiatori, professionisti, studenti, residenti e nomadi digitali.
“Per noi – e speriamo per molti – The Social Hub Roma va oltre il concetto di edificio o di progetto: è un microcosmo, un contenitore di esperienze capace di interpretare e anticipare i modi di vivere contemporanei, trasformando lo spazio in relazioni, connessioni e momenti condivisi”, conclude Letizia Perrone di Rizoma Architetture. “È questa la direzione che vogliamo dare a ogni nostro progetto ed è per questo che ci piace definirci ‘Space Makers‘.”
In un’epoca in cui le funzioni si ibridano e le comunità cercano nuovi spazi di riconoscimento, questo progetto propone un modello alternativo: un luogo in cui l’architettura non si limita a ospitare, ma crea connessioni, relazioni e nuove possibilità di appartenenza.
Forse è proprio questa la domanda che emerge attraversando The Social Hub Roma:
può l’architettura, oggi, diventare il motore silenzioso di nuove comunità urbane, capaci di abitare la complessità senza rinunciare alla qualità dello spazio e dell’esperienza?


