
Dalla ferita urbana alla rinascita architettonica: il nuovo volto della Torre dei Moro
Ci sono edifici che diventano simboli, non per la loro altezza o per la loro forma, ma per ciò che rappresentano nella memoria collettiva di una città. La Torre dei Moro, a Milano, è uno di questi.
Il devastante incendio del 29 agosto 2021 ha segnato profondamente la vita di oltre ottanta famiglie e ha lasciato una ferita aperta nel tessuto urbano, trasformando un luogo dell’abitare quotidiano in emblema di una vulnerabilità improvvisamente rivelata.
Tre anni dopo quella ferita inizia a rimarginarsi con l’avvio dei lavori di Torre Seta, il nuovo progetto firmato dallo Studio Marco Piva, che dalla necessità imposta da un evento traumatico costruisce un percorso di rigenerazione architettonica, sociale e culturale.
Un nuovo nome, una nuova identità
Il cambio di nome segna un passaggio chiave nel percorso di rinascita. Torre Seta non è solo una nuova denominazione, ma un dispositivo narrativo e progettuale che rifonda l’identità dell’edificio. Il concept nasce dall’immagine di un nastro di seta: un elemento leggero e continuo che, da materia tessile, diventa architettura, avvolgendo il corpo centrale della torre sopravvissuto all’incendio.
Questa nuova “pelle” non cancella la memoria dell’accaduto, ma la sublima in una forma fluida e riconoscibile, capace di dialogare con il contesto urbano e con chi lo abita. Il progetto interviene in modo esteso: dal rifacimento delle facciate e delle balaustre della torre e delle villette adiacenti, alla riqualificazione delle aree verdi della corte interna, fino al nuovo fit-out degli appartamenti e dell’atrio, spazi gravemente compromessi dall’incendio. Una trasformazione che non si limita al recupero funzionale, ma ridefinisce il senso stesso dell’abitare.


Continua la lettura gratuita dell’articolo
Questo contenuto è gratuito!
L’iscrizione serve a entrare nella community di Architecture Insights e ricevere aggiornamenti periodoci.


