Posizionamento e spazio retail: il contratto di locazione a tutela dell’esclusività

Nel mondo del lusso – ancor più che per altri segmenti di mercato – lo spazio retail è parte integrante della strategia di posizionamento del marchio. Il negozio non è soltanto un punto vendita, ma uno strumento di rappresentazione e comunicazione, inserito in un contesto simbolico e competitivo ben definito. Ne abbiamo parlato con Giulia Comparini, Senior Partner dello studio legale full service Cocuzza, riconosciuto per la forte specializzazione nel retail e nell’immobiliare commerciale, e membro RICS.

La scelta della destinazione è un aspetto centrale che incide anche sulle relative tutele contrattuali?

Certamente sì. I brand del lusso non ricercano l’esclusività della merceologia nel contesto in cui operano, in senso tradizionale, bensì una prossimità “qualificata”. La presenza di altri marchi di pari livello, anche concorrenti, è considerata un fattore di forza e non già di disvalore.

Il condensarsi di brand del lusso nella medesima area crea attrattività, genera flussi di clientela di alto livello e consolida il prestigio complessivo della location. Da qui l’attenzione al tenant mix la richiesta di garanzie sulla coerenza dell’offerta nel tempo, talvolta accompagnate da diritti di recesso qualora il contesto venga snaturato dall’ingresso di insegne non ugualmente posizionate.

Il posizionamento è strategico anche rispetto al lavoro che marchi fanno sull’immagine e la visibilità dei punti vendita…

Esattamente, un tema essenziale sotto il profilo contrattuale è il controllo dell’immagine e ciò incide sia nella fase preliminare dei lavori di allestimento sia nel corso della vita del contratto. Lo store di lusso è concepito come uno spazio esperienziale, realizzato secondo concept globali molto rigorosi. I marchi richiedono ampi margini di libertà progettuale – dalle vetrine ai materiali, dall’illuminazione alle proporzioni degli spazi – in quanto solo ambienti adeguati consentono una corretta valorizzazione del marchio.

A ciò si affianca la tutela della visibilità. Soprattutto nelle high street, i contratti prevedono presidi specifici contro elementi che possano compromettere l’impatto dello store in corso di locazione: ostacoli davanti alle vetrine, impalcature, installazioni temporanee invasive, insegne o attività promozionali dissonanti. Le clausole diventano così uno strumento di protezione dell’immagine del negozio e, più in generale, del marchio.

Quali garanzie chiede, invece, il segmento out-of-town?

Nei factory outlet, soprattutto nelle nuove generazioni di outlet di fascia alta, il ruolo della destinazione si è profondamente evoluto. Non si tratta più soltanto di luoghi di acquisto “conveniente”, ma veri e propri poli di esperienzacaratterizzati da un elevato standing architettonico, servizi premium, e un intenso programma di eventi culturali, lifestyle e di intrattenimento.

In questo contesto, i brand del lusso ricercano non solo performance commerciali, ma anche coerenza di immagine, qualità del pubblico e capacità del gestore di costruire un’esperienza complessiva all’altezza del marchio. Cresce quindi l’attenzione alla funzionalità degli spazi, alla logistica, alla flessibilità contrattuale, ma anche alle politiche di animazione del centro e alla tutela del posizionamento del brand all’interno di un contesto fortemente esperienziale.

Per esempio, in tali contesti, i marchi negoziano clausole specifiche su tenant mix coerente con il lusso, obblighi di minimum “footfall”, impegni del landlord ad una certa attività di promozione e mantenimento di elevato standing.

Sia nelle high street che nei factory outlet, in ogni caso, il controllo del contesto e la qualità dello spazio restano imprescindibili.

Nei contratti è sempre più importante la ricerca di equilibrio tra stabilità e flessibilità

Gli investimenti richiesti per l’apertura di un negozio di lusso sono significativi e giustificano impegni di lunga durata; al tempo stesso, i brand richiedono meccanismi di uscita legati alle performance o al venir meno di un adeguato contesto di co-tenancy, per evitare di rimanere ancorati a location non più coerenti con il proprio posizionamento.

Questi principi si declinano in modo diverso a seconda della destinazione. Nelle high street prevale il valore simbolico dell’indirizzo e la funzione del negozio come flagshipnegli outlet, pur restando centrale la tutela dell’immagine, cresce l’attenzione alla funzionalità degli spazi, alla logistica e a una maggiore flessibilità contrattuale, in un contesto spesso più orientato alle performance e ai ricavi.

A rendere possibile questo impianto è la forza contrattuale dei marchi del lusso la cui presenza valorizza l’immobile e che, pertanto, riescono spesso a negoziare ed ottenere condizioni contrattuali di maggior favore e flessibilità rispetto ad altri operatori.


Retail Real Estate Trends è l’appuntamento annuale organizzato dallo studio Cocuzza durante il quale i protagonisti del settore si confrontano sulle tendenze che caratterizzano il contesto di riferimento per delinearne gli impatti, in termini di rischi e opportunità, e gli scenari futuri.

Nel 2025, giunto alla undicesima edizione, l’evento si è concentrato sulla integrazione dei temi ESG con i modelli economici delle aziende dei settori retail e real estate. Le testimonianze dei protagonisti del Retail Real Estate sono state raccolte in una serie di brevi interviste disponibili a questa pagina.

Testo a cura di: Donatella Bollani

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