
Bacchi S.p.A. partner della Masterclass by Architecture Insights ospitata da Studio Settanta7 a Milano
Le città contemporanee si trasformano più velocemente delle nostre capacità di comprenderle. Invecchiamento demografico, disagio giovanile, polarizzazione sociale: sono fenomeni che ridefiniscono la domanda urbana e mettono in crisi i modelli tradizionali di progettazione. Di fronte a questa complessità, l’architettura è chiamata a un cambio di prospettiva: non più semplice risposta funzionale, ma strumento attivo di rigenerazione sociale.
È questo il cuore della Masterclass “Bisogni sociali e città del futuro”, tenutasi lo scorso 13 novembre presso la sede milanese di Studio Settanta7. Un confronto tra sociologia, progettazione urbana e industria delle costruzioni che ha messo al centro una domanda tanto urgente quanto concreta: come può il progetto architettonico rispondere ai bisogni emergenti delle comunità e diventare agente di trasformazione sociale?
L’evento, organizzato nell’ambito del format Masterclass by Architecture Insights con Bacchi S.p.A. come partner tecnico, ha riunito Mario Abis, sociologo, Paolo Cottino, socio fondatore di K-City, e Daniele Rangone, co-founder di Settanta7, in un dialogo articolato che ha attraversato complessità urbane, modelli di rigenerazione e visioni progettuali. Un pomeriggio dedicato a esplorare come tradurre le trasformazioni sociali in spazi capaci di generare inclusione, benessere e senso di appartenenza.
La complessità delle città contemporanee secondo Abis
Mario Abis ha aperto la riflessione inquadrando la crescente complessità delle città, determinate da strutture demografiche in continua evoluzione, disparità socioeconomiche sempre più marcate e nuove polarità di malessere che investono soprattutto le giovani generazioni. “Le città sono sistemi fluidi che si allargano nei territori con diverse contraddizioni”, ha spiegato Abis, sottolineando come nelle aree metropolitane circa il 30-33% dei giovani tra i 16 e i 24 anni manifesti problemi di natura psicologica, fisica o esistenziale.
Un quadro che impone a chi progetta le città di tenere conto non solo degli aspetti fisici degli interventi, ma anche della loro capacità di generare contesti favorevoli, capaci di non aggravare il malessere ma, al contrario, di offrire elementi di cura e supporto. “La città deve essere un elemento di aiuto, non di rischio”, ha ribadito il sociologo, invitando a considerare il tempo del malessere come un tempo che tende ad accelerarsi e che richiede risposte rapide e concrete.
Hardware e software: il binomio della rigenerazione secondo Cottino
Paolo Cottino ha ripreso e sviluppato il tema dell’integrazione tra dimensione fisica e dimensione sociale della città. “La cultura del progetto urbano, tradizionalmente legata agli aspetti fisici e materiali, oggi non può non integrarsi con una componente software che esplori la dimensione sociale e dei servizi”, ha affermato Cottino.
Il concetto di “hardware e software” è emerso come chiave interpretativa: l’hardware è la scuola come progetto architettonico, il software sono le persone che la abitano e la rendono cuore pulsante della comunità. Cottino ha sottolineato l’importanza di approcci temporanei e transitori che permettano di mettere alla prova modelli di intervento, soluzioni e tipologie di servizi, ospitando processi di cambiamento graduale e sviluppo incrementale sempre più vicini ai bisogni delle comunità.
Un esempio concreto di questa visione è la trasformazione delle scuole in civic center: edifici attivi 24 ore su 24, abitati dalle diverse anime della comunità e non solo dagli studenti durante l’orario scolastico, generando quella coabitazione e sinergia che costituisce l’essenza dello sviluppo urbano integrato e della coesione sociale.
I progetti di Settanta7: da Scampia al Bosco della Musica
Daniele Rangone ha portato l’esperienza concreta dello studio su progetti di rigenerazione urbana di grande impatto. “Progettare edifici che possano essere driver non solo in termini di bellezza e iconicità, ma anche di trasformazione per la società”, ha spiegato Rangone, descrivendo interventi come Re-Start Scampia, il recupero dell’ex scalo ferroviario Ravone a Bologna (leggi l’approfondimento qui)e il Bosco della Musica a Milano.
Re-Start Scampia rappresenta la ricomposizione di un intero quartiere con 433 nuovi alloggi energeticamente autosufficienti, civic center, scuole e assi viari green. Il Bosco della Musica, che entrerà in cantiere a breve, sarà la cittadella del Conservatorio di Milano con un approccio permeabile e inclusivo per il quartiere, includendo quello che sarà l’auditorium attivo più importante d’Europa per la musica contemporanea ed elettronica. “Non un edificio monolitico che occupa militarmente l’area, ma quattro edifici che lasciano una permeabilità e porosità che spero possa essere veramente inclusiva per il quartiere”, ha precisato Rangone, sottolineando la centralità del rapporto con il contesto urbano.
La visione di Bacchi: costruire per abilitare il cambiamento
Andrea Riva, in rappresentanza di Bacchi S.p.A., ha portato al tavolo la prospettiva dell’industria delle costruzioni, interrogandosi su quale sia oggi il ruolo di chi produce materiali e sistemi costruttivi di fronte alle sfide sociali e ambientali che attraversano il settore dell’edilizia pubblica.
“Ci siamo fatti promotori di questo momento di riflessione perché crediamo che il nostro compito non sia solo fornire prodotti performanti, ma comprendere quali siano le reali necessità del progetto contemporaneo”, ha spiegato Riva. “Quando parliamo di scuole, di housing sociale, di spazi pubblici, parliamo di luoghi che devono durare nel tempo, essere sostenibili, salubri, sicuri. Ma soprattutto devono abilitare quegli obiettivi progettuali di cui si è discusso oggi: inclusione, benessere, qualità della vita.”
Il dialogo con studi come Settanta7 rappresenta per Bacchi un’opportunità per verificare sul campo come i sistemi costruttivi possano abilitare gli obiettivi del progetto. Riva ha ripercorso alcune delle collaborazioni più significative: da Re_Start Scampia, dove l’azienda ha contribuito alla rigenerazione di quello che è stato un simbolo di degrado urbano, al pluripremiato Liceo Agnoletti di Sesto Fiorentino, fino al Bosco della Musica a Milano, intervento di riqualificazione che diventerà la cittadella del Conservatorio. In quest’ultimo progetto, le soluzioni in vetro cellulare sono state impiegate per l’isolamento di platee, muri contro terra e tetti verdi, integrando performance tecniche e sostenibilità ambientale.
Quello che emerge è una cultura d’impresa che va oltre la semplice fornitura di prodotti: un approccio che pone al centro il dialogo tra progettista e industria, la ricerca di soluzioni costruttive integrate che consentano di tradurre la visione architettonica in realtà costruita senza compromessi sulla qualità.
Spunti di riflessione: verso una nuova cultura del progetto
La Masterclass ha evidenziato come il progetto urbano contemporaneo debba necessariamente integrare competenze diverse: dalla sociologia all’urbanistica, dalla tecnologia dei materiali alla gestione dei servizi. Emerge con chiarezza la necessità di passare da un’architettura centrata esclusivamente sull’oggetto edilizio a una progettazione che consideri l’edificio come parte di un ecosistema urbano più ampio, capace di generare impatti positivi sulla comunità.
La questione dei tempi di risposta diventa cruciale: se il malessere sociale accelera, anche le città devono essere in grado di trasformarsi più rapidamente, attraverso approcci incrementali e adattivi che permettano di testare soluzioni e adattarle ai bisogni reali delle persone. In questo senso, l’industrializzazione dei processi costruttivi e l’utilizzo di materiali performanti e sostenibili rappresentano un’opportunità concreta per ridurre i tempi di realizzazione senza compromettere la qualità degli interventi.
La sfida, come emerso dal dibattito, è quella di costruire una città che non sia solo efficiente e sostenibile dal punto di vista ambientale, ma che sappia essere anche uno spazio di cura, inclusione e benessere per tutti i suoi abitanti. Un obiettivo che richiede la convergenza di visioni e competenze, dall’architettura all’industria, dalla sociologia alla politica urbana, in un dialogo che la Masterclass presso Studio Settanta7 ha saputo incarnare con concretezza e profondità.





