Si conclude a Roma il ciclo di incontri Finstral sul valore del tempo nell’abitare contemporaneo

Con l’appuntamento di Roma si conclude il ciclo di incontri promosso da Architecture Insights per Finstral, dedicato al rapporto tra architettura, durabilità e personalizzazione dell’abitare. Dopo le precedenti tappe di Bologna e Firenze, il confronto finale si è svolto il 9 giugno presso Baltera, Studio Partner Finstral nella Capitale, riunendo progettisti, investitori, imprese e professionisti del real estate attorno a una domanda centrale: che cosa rende un edificio capace di generare e mantenere valore nel tempo?

Moderata da Luca Dondi Dall’Orologio, AD di Patrigest – Gruppo Gabetti, la tavola rotonda ha visto la partecipazione di Michele Molè, Founder & Director di Nemesi Architects, Marco Frosi, Associate di Studio Transit, Dario Martino, Responsabile Sviluppo Commerciale di Renova RED, Marco Battaglia, Head of Design & Construction Rome di Investire SGR, ed Emanuel Serri, architetto e responsabile area progettisti Finstral.

Ad aprire l’incontro sono stati i saluti di Claudio Baltera, che ha richiamato i trent’anni di collaborazione con Finstral e una scelta di posizionamento precisa: non inseguire il ribasso, ma migliorare, trasformando il serramento da componente dell’edilizia pesante a vero prodotto di design, capace di incidere su comfort, qualità abitativa e valore architettonico.

Il tempo come fattore di valore

Nella sua introduzione, Luca Dondi Dall’Orologio ha inquadrato il tema all’interno di un mercato immobiliare sempre più complesso, segnato da volatilità, tensioni economiche, riduzione del potere d’acquisto e trasformazioni profonde della domanda. In questo contesto, il tempo non è soltanto una variabile di costo o di processo: diventa un criterio per misurare la capacità di un edificio di durare, adattarsi e rispondere alle esigenze future.

Il valore di un intervento non dipende più solo dall’immobile in sé, ma anche dalla qualità del contesto, dai servizi, dagli spazi comuni, dalla presenza di verde, dalla luminosità, dalla flessibilità dei tagli e dalla capacità di intercettare nuovi modi di abitare. Un tema che riguarda tutta la filiera: advisor, progettisti, sviluppatori, imprese, investitori e aziende.

Qualità progettuale: investimento, non costo

Michele Molè ha portato il confronto sul piano più culturale della durabilità del progetto. Un edificio dura davvero quando non si limita a funzionare, ma riesce a interpretare il proprio tempo e a conservare senso anche domani. La qualità, in questa prospettiva, non è un elemento accessorio: è una componente strutturale del valore.

Particolarmente forte la riflessione sulla periferia. Dove il valore di posizione è più debole, l’investimento sulla qualità dovrebbe diventare centrale, perché è proprio lì che il progetto può generare identità, riconoscibilità e nuovo valore urbano. Una logica spesso ribaltata nella prassi corrente, dove la qualità viene sacrificata proprio nei contesti che ne avrebbero più bisogno.

Molè ha richiamato anche il tema del rischio calcolato: senza una quota di coraggio progettuale e imprenditoriale, la trasformazione urbana rischia di produrre mediocrità. Investire sul progetto significa invece costruire valore economico, sociale e culturale.

Personalizzazione e senso di appartenenza

Marco Frosi ha declinato il tema della personalizzazione a partire dall’esperienza di Studio Transit nella periferia romana. Personalizzare non significa semplicemente assecondare le preferenze del singolo acquirente, ma dare carattere a un luogo e costruire senso di appartenenza per una comunità.

Il progetto di Monti della Breccia, nell’area di Colle Salario, è stato raccontato come esempio di intervento capace di reagire alla serialità del contesto attraverso volumi articolati, superfici, colori e sistemi di schermatura differenziati. Una scelta progettuale che ha generato non solo riscontro di mercato, ma anche riconoscimento da parte degli abitanti.

Il processo edilizio come lavoro collettivo

Dal punto di vista dell’impresa, Dario Martino ha evidenziato un nodo spesso sottovalutato: chi costruisce arriva troppo spesso alla fine del processo, quando molte scelte sono già definite. Eppure, il coinvolgimento dell’impresa fin dalle prime fasi può portare competenze fondamentali su costi, cantiere, tempi, manutenzione e fattibilità.

Il tema è quello di una governance più collaborativa, capace di tenere insieme progettista, committente, impresa e fornitori. Perché la durabilità di un edificio dipende anche dalla qualità del processo che lo genera. Se tutti gli attori lavorano per lo stesso obiettivo, la personalizzazione può essere governata, i tempi possono essere rispettati e la qualità può diventare un risultato condiviso.

Investitori e nuove forme dell’abitare

Marco Battaglia ha portato la prospettiva dell’investitore che gestisce patrimoni nel lungo periodo. Per una SGR, il valore del tempo è un concetto centrale: l’immobile deve mantenere qualità, attrattività e capacità di generare impatto nel corso degli anni.

Il confronto ha aperto anche il tema delle nuove forme dell’abitare: student housing, build to rent, social housing e senior living. Le giovani generazioni sono sempre meno legate all’idea della casa di proprietà come unico modello, mentre cresce la domanda di soluzioni flessibili, accessibili e integrate con servizi. In questo scenario, la qualità non riguarda solo l’edificio, ma il progetto complessivo e il suo impatto sul contesto.

Battaglia ha poi evidenziato un tema cruciale per il mercato italiano: il rischio più rilevante non è sempre il costo della qualità, ma spesso il rischio urbanistico-edilizio, fatto di tempi autorizzativi lunghi e processi amministrativi incerti.

Il serramento come parte della qualità architettonica

A chiudere il confronto, Emanuel Serri ha riportato il tema al ruolo del prodotto all’interno del processo edilizio. Il serramento non è un elemento secondario, ma una componente che incide su comfort, prestazioni, manutenzione, estetica e valore nel tempo.

Finstral si propone come interlocutore capace di affiancare progettisti, investitori, imprese e clienti finali già nelle prime fasi, coniugando personalizzazione, produzione industriale e certezza dei tempi. La possibilità di differenziare materiali, finiture e soluzioni tra interno ed esterno consente di rispettare il disegno architettonico e, allo stesso tempo, rispondere alle esigenze dell’abitare individuale.

Un ciclo che chiude, un confronto che resta aperto

Con la tappa romana si conclude un percorso che ha messo al centro un tema decisivo per il futuro del progetto: il valore del tempo. Un valore che attraversa la qualità architettonica, la durabilità dei materiali, la sostenibilità economica, la gestione del processo e la capacità degli edifici di adattarsi a nuovi modi di vivere.

Il successo dell’iniziativa conferma l’importanza di creare spazi di dialogo tra le diverse anime della filiera. Perché costruire edifici capaci di durare non significa solo scegliere buoni materiali o rispettare tempi e budget: significa progettare luoghi in grado di generare valore, identità e qualità dell’abitare nel lungo periodo.

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